Ognuno ha il suo senso di colpa In evidenza

Spesse volte, però, non si tratta di vera e propria colpa, ma di un qualcosa che si chiama senso di colpa. Il senso di colpa si distingue dalla colpa perché ci annuncia che le cose potrebbero non andare come vorremmo, ma ancora non si è certi di come possano concludersi. È una sorta di stato anticipatorio della colpa vera e propria. Mentre, la colpa si manifesta a cose avvenute, quando non c’è più nulla da fare.

Esattamente per colpa si intende il continuo ripensare a come sarebbe potuto andare una situazione diversamente da come si è svolta. Quindi, è un continuo riportare il passato nel presente.

Questa particolare emozione è spesso indotta da eventi o persone (per la maggior parte delle volte in buona fede), che alimentano l’istanza logica creando vincoli contrastanti con l’istanza inconscia che vorrebbe trasgredire. In pratica, l’istanza logica frena l’istanza inconscia con il ragionamento e questo crea il turbamento.

Chi è “vittima” di questo sfortunato dinamismo, prende decisioni importanti sulla scia di questa emozione negativa e relega la propria vita a sottostare a questa emozione.

Solitamente i pensieri di chi è in colpa sono del tipo “non riesco a perdonarmi per quello che ho fatto, per questo mi sento una brutta persona e non merito nulla di buono”.

Purtroppo ci sono persone che per il loro vissuto, e per vissuto non intendo età avanzata, perché quello che io chiamo senso di colpa cronico, può già manifestarsi nel periodo dell’adolescenza, questo può succedere per vari motivi: genitori, scuola, nonni, figure significative, eventi più o meno traumatici, è irrilevante il motivo, purtroppo il risultato finale non cambia.

D'altronde questo processo è così subdolo che se ne viene a conoscenza solo se analizzato da un professionista. Il senso di colpa lavora in silenzio, in particolare la sera prima di addormentarti, quando sei da sola/o o stai aspettando il pullman, ti impedisce di concentrarti nello studio o nel lavoro, crea un senso di vuoto apparentemente inspiegabile.

Quindi cerchi di soffocare questa sensazione impegnando la mente, per esempio con la musica, cercando di essere in compagnia il più possibile, nei casi peggiori ti tuffi in altre situazioni che apparentemente sembrano placare questo vuoto, ma poi non fanno altro che peggiorarlo…

Esaminiamo insieme una storiella che potrebbe anche essere immaginaria, quindi ti prego di usare la tua immaginazione e di non immedesimarti in nessuno dei due ruoli. Il solo fatto di osservare in modo dissociato e senza giudicare ti permette di comprendere come a volte ci si complica la vita senza un reale motivo valido.

Cercherò di spiegarti come il senso di colpa sì trasforma in colpa tramite la storia di due persone, queste due persone le chiamerò; Marco e Paola, ovviamente non sono i loro veri nomi.

Un giorno come tanti, Marco è in giro per la città, casualmente incontra un suo amico che a sua volta è in giro con altri amici, tra questi c’è Paola, decidono di prendersi un caffè tutti insieme e quindi Marco e Paola fanno conoscenza.

Marco si rende immediatamente conto che tra lui e Paola c’è un qualcosa di particolare, ma essendoci tra di loro una differenza notevole di età si limita a scherzare (marco è un giocherellone), quindi non ci pensa più e dopo aver salutato tutti continua per la sua strada.

Sembrerebbe un incontro come tanti, senza conseguenze, eppure… il senso di colpa ha già trovato terreno fertile, ha piantato il suo seme e aspetta che germoglia.

Ti illustro non proprio brevemente come funziona:
Marco e Paola si sono parlati e durante la loro interazione ci sono stati degli stimoli che sono andati direttamente all’istanza inconscia, questa ha avuto delle proiezioni che sono state incorporate è hanno attribuito il titolo di fonte stimolante all’interlocutore. In pratica Marco è diventato fonte stimolante per Paola e lei a sua volta è diventata fonte stimolante per Marco.

Fin qui niente di strano, se non fosse che… Marco torna a casa e inspiegabilmente ha l’immagine di Paola nella testa che cerca senza successo di scacciarla via (per il motivo descritto sopra), purtroppo per Marco è partito un processo chiamato infertizzazione, che non è altro che la sintesi tra, la proiezione e l’incorporazione della stessa nell’istanza inconscia, questo processo crea il desiderio.

Questo desiderio è solo dell’inconscio, perché la parte logica è contraria, la parte logica non vuole questo desiderio. Il seme del senso di colpa inizia a farsi strada nel terreno.

Probabilmente Paola ha subito lo stesso processo di infertizzazione, infatti dopo un relativo periodo di tempo Marco riceve una richiesta di contatto da Paola tramite un social e Marco ne è felice, purtroppo è proprio questa felicità a permettere al seme del senso di colpa finalmente di germogliare, di iniziare la sua crescita e la sua alleanza con l’istanza logica.

Qui iniziano le emozioni contrastanti, si, no, forse, è giusto, non è giusto. Per fortuna queste sensazioni si limitano ai momenti di contatto che si ripetono molto di rado.

Probabilmente sia uno che l’altra decidono in base all’esigenza inconscia di ricevere il nutrimento necessario al senso di colpa (purtroppo qui si possono solo fare delle supposizioni, bisognerebbe analizzare entrambi per capire come si è sviluppato il processo). In pratica il contatto crea la tensione necessaria all’istanza inconscia per appagare la fame, il problema è che con il passare del tempo per avere l’appagamento ci vuole sempre più tensione.

Passa diverso tempo e sia Marco che Paola hanno altri incontri (con altre persone), storie e passatempi vari. Loro due si vedono di rado e casualmente, ma ad ogni incontro Marco nota che sia da parte sua che da parte di Paola quel desiderio creato dal processo di infertizzazione non è affatto diminuito, anzi è aumentato… infatti alla fine finiscono per incontrarsi da soli e succede ciò che avevano evitato sino a quel momento.

Marco è confuso, vede una parte di Paola che non aveva compreso, infatti durante l’amplesso Paola non è come Marco si aspettava, diventa quasi impacciato, non riesce ad esprimersi come vorrebbe e questo alimenta ancora di più il seme del senso di colpa di Marco.

Insomma Marco si aspettava una donna innocente con poca esperienza e invece… usa l’immaginazione non mi va di descrivere i dettagli.

Ecco, il senso di colpa è giunto al suo apice, rigoglioso come non mai, pronto per evolversi in colpa. Il fatto è compiuto, la tensione è alta e quando la tensione è alta bisogna scaricarla.

Ogni individuo, ha un “Guardiano di porta e un Mastro di chiavi”, uno simbolo di istituzionalità, l’altro simbolo di trasgressione, possono essere persone o avatar creati dalla nostra mente, in questo caso sono persone, secondo la tipologia e l’esigenza del momento l’individuo che ha un turbamento si rivolge ad uno piuttosto che all’altro.

Mi spiego meglio, in questo caso Marco ha bisogno di un Mastro di chiavi e Paola di un Guardiano di porta, quindi che succede? Marco accompagna Paola a casa e va a farsi una passeggiata per schiarirsi le idee.

Marco è felice, ma allo stesso tempo triste, si sente in colpa, a Marco non piacciono i sensi di colpa, sa che sono veleno per la mente, sa che deve scaricare questa tensione. Purtroppo questi sono pensieri logici, infatti l’istanza inconscia è al settimo cielo… è ricominciata la lotta tra istanza logica e istanza inconscia, ora più di prima, il fatto è compiuto! Il turbamento già esistente diventa Godzilla e come ogni mostro che si rispetti, inizia la sua opera di distruzione.

Ma Paola? Eh sì, Paola purtroppo è quella messa peggio tra i due, ha salutato Marco in modo dolce, ha instillato in Marco un sospetto di continuità e lei lo sa. Anche per lei inizia la lotta tra istanza logica e istanza inconscia, il turbamento aumenta e cosi la tensione, bisogna scaricarla, qui inizia la parte triste per entrambi.

Marco ha una vita relativamente regolare, quando ha bisogno di scaricare la tensione si rivolge al suo Mastro di chiavi, il suo miglior amico di sempre che come detto prima è simbolo di trasgressione, Marco inconsciamente si rivolge a lui perché sa già che lo inviterà a trasgredire, questo aiuterà ad abbassare la colpa, cercando una motivazione valida per il fatto compiuto e poter eventualmente ripeterlo senza sentirsi in colpa.

Paola invece ha una vita relativamente trasgressiva (per trasgressiva intendo la percezione che ha lei nei confronti della vita che conduce), quindi si rivolge al suo simbolo di istituzionalità, il Guardiano di porta, che potrebbe essere anche per lei una cara amica, Paola si rivolge a lei in quanto inconsciamente sa già che la inviterà a darsi un freno, dicendole che è sbagliato, questo alimenta la sua istanza logica che da buon Godzilla schiaccia l’istanza inconscia alimentando quella sensazione di vuoto citata in precedenza.

Ma perché se entrambi inconsciamente vogliono la stessa cosa, il turbamento è diverso? Probabilmente perché la somma delle loro esperienze è molto diversa.

Paola ha una conflittualità con la figura paterna che non ha giustificato e che continua ancora oggi ad alimentare colpe di cui lei non ne è responsabile nemmeno lontanamente, questo ha permesso alla sua parte logica di creare un tribunale immaginario che continuamente la dichiara colpevole di qualsiasi cosa negativa le succede nella vita e crea vincoli per le cose positive che lei crede di non meritare, questo la spinge continuamente verso persone e contesti che alimentano appunto i sui sensi di colpa, quindi quando ha un’esperienza, anziché concentrarsi sui lati positivi si concentra su quelli negativi, cercando “la motivazione valida per non farlo”.

Marco anche lui ha vissuto una conflittualità con la figura paterna che invece ha giustificato (non è un bene come potrebbe sembrare), attribuendo la responsabilità a sé stesso, modificando la sua tipologia in Ego, questo fa sì che lui si senta responsabile quando vive contesti negativi e si senta appagato quando invece sono positivi (dipende comunque dalla sua percezione), si coinvolge spesso in situazioni trasgressive, nonostante a livello logico faccia una vita “istituzionale”, Marco quindi si concentra sui lati positivi delle sue esperienze ignorando quelli negativi, cercando “la motivazione valida per farlo”.

Secondo te è finita qui? Magari! Non c’è limite al peggio…
Marco realizza che l’episodio deve restare unico (è l’istanza logica ormai che governa entrambi) decide di contattare Paola per parlarle e spiegarle con obiettività che qualsiasi cosa ci sia stata deve finire qui, così la invita a bere un caffè, in un ambiente neutrale crede che la cosa sia più facile.

In realtà Marco non avrebbe problemi a vedere Paola saltuariamente e ripetere l’esperienza, come detto sopra Marco cerca “la motivazione valida per farlo”, lui cerca la trasgressione, viene stimolato dalla trasgressione, ma ha notato nei contatti con Paola (via SMS) una punta di sensi di colpa, intuisce che è pentita o qualcosa del genere (parlo sempre della sua percezione), quindi decide di finirla qui per non crearle ulteriori problemi.

Comunque alla fine si incontrano e dopo un pomeriggio di tergiversi, finalmente si affronta il discorso e qui la trama si infittisce, perché ognuno vuole sentire prima cosa vuole dire l’altro, e anche qui Marco rimane perplesso, Paola gli dice quasi esattamente quello che avrebbe voluto dirle lui, solo che si rende conto che quasi la totalità delle frasi pronunciate non sono coerenti con il suo linguaggio emotivo e questa cosa lo confonde ancora di più e la confusione diventa assordante quando lei accetta di rivederlo la settimana dopo.

Dopo una settimana si incontrano e sono di nuovo da soli a casa di Marco, lui si rende subito conto che Paola a livello logico vuole tenere una relativa distanza e quindi lui la rispetta, se non fosse che Paola continua con la sua incoerenza a livello inconscio, purtroppo questo non fa altro che stimolare ulteriormente l’istanza inconscia di Marco che trattenendo i suoi scarichi tensionali non fa altro che peggiorare la sua situazione… quindi decide di affidarsi completamente all’istanza logica e comprimere il più possibile quella inconscia (non è una soluzione).
Perché Paola manifesta questa incoerenza? Probabilmente perché è guidata dai consigli del Guardiano di porta, decidendo che è giusto seguire l’istanza logica e sbagliato seguire quella inconscia (neanche questa è una soluzione).

Ora Marco sa perfettamente che usando il giusto atteggiamento può abbassare l’influenza dell’istanza logica e alzare quella inconscia, ma sa anche che questo poi causerebbe un aumento del senso di colpa di Paola come è successo la prima volta, perché Paola sarebbe tornata dal Guardiano di porta e questo avrebbe ripetuto con più enfasi che è sbagliato, ecc. ecc.

Comunque la storia si è ripetuta la settimana dopo con il risultato che ora sono tutti e due più confusi di prima, il tutto grazie ai sensi di colpa trasformati in colpa con l’aiuto del guardiano di Porta e del Mastro di chiavi, che in questo caso sono persone, quindi danno giudizi e pareri in base alle loro esperienze, non in base alle nostre, ma nonostante questo ne abbiamo bisogno.

Sinceramente non ho idea di come vada a finire tra Paola e Marco, la sola certezza che ho e che se non comunicano entrambi escludendo la loro istanza logica, comunicando solo con le loro emozioni il processo di infertizzazione continua e qualsiasi cosa ci sia tra di loro rimarrà indefinita e potrebbe trasformarsi in un’esperienza da dimenticare, anziché ricordare con gioia.

Chiedo a scusa a Paola e Marco (comunque non sono i loro nomi veri) se ho scritto parte della loro avventura, la mia intenzione è quella di far meditare chi legge e che metta sempre in discussione ciò che pensa sia giusto o sbagliato.

La maggior parte delle volte quando diamo consigli non ci rendiamo conto che stiamo dando consigli in base al nostro vissuto, alle nostre conflittualità e distonie e allo stesso modo dovremmo tenerlo presente quando siamo noi a riceverli o a chiederli i consigli.

Vorrei tanto che tutti capissero che quasi il 90% delle volte che ci sentiamo in colpa o che ci preoccupiamo, sono per cose che non esistono, sono frutto della nostra istanza logica, oppure ci vengono instillate dalle nostre figure significative, come amici, parenti, ecc.

Pietro Sangiorgio

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