Istinti e Pulsioni: I nostri signori e padroni

Istinti e pulsioni sono dei “moventi” inconsapevoli e innati che condizionano la condotta umana.
“Innati” perché si tratta di comportamenti selezionati in milioni di anni di evoluzione come vantaggiosi per la specie umana, e di conseguenza fanno parte del nostro patrimonio genetico.
“Inconsapevoli” perché hanno un alto grado di automaticità, non sono cioè innescati dall’Io razionale.

Ora, è chiaro che sono proprio queste due caratteristiche a renderli così potenti: ce li portiamo dietro nel nostro codice genetico e si attivano automaticamente di fronte a certi stimoli.
A differenza dei riflessi però, la cui attivazione non può essere in alcun modo bloccata, gli istinti possono essere bloccati, modulati, modificati e più in generale governati dalla volontà razionale.
Ma se l’evoluzione ha selezionato certi comportamenti come vantaggiosi, perché dovremmo cercare di inibirli e cambiarli? Non è forse una contraddizione? Se l’istinto ha permesso alla nostra razza di sopravvivere attraverso qualche milione di anni, non è più intelligente seguirlo?


Questo sarebbe vero se l’istinto fosse l’unico e più importante meccanismo di sopravvivenza selezionato. Ma l’uomo, col solo istinto, non sarebbe potuto sopravvivere; e così l’evoluzione ha selezionato nell’uomo anche l’intelligenza e la volontà. L’uomo di Neanderthal si è estinto milioni di anni fa. Noi per il momento siamo ancora qua.
Istinti e pulsioni dunque, anche se sicuramente sono stati selezionati perché portano un vantaggio evolutivo, non sono sempre vantaggiosi.
E anzi, hanno una certa propensione a tenderci delle trappole.
Quando ero bambino e mia madre cercava di farmi mangiare la verdura, mi ripetevo come fosse ingiusto che il cioccolato facesse “male” e le carote “bene”.
Non ti sei mai chiesto anche tu perché le cose che ci appaiono buone sono molto caloriche? Si può pensare che sia un fatto casuale, ancorché ironico. Ma non è così. Come mai dunque un rapanello ha poco gusto, mentre il bacon è così buono? Come mai non ti sei mai ritrovato ad avere l’acquolina in bocca desiderando un cavolfiore? Come mai dopo aver mangiato gli spinaci crudi non hai quella stessa sensazione di gratificazione che provi dopo un pezzo di cioccolata col latte?


La ragione sta proprio nei meccanismi dell’evoluzione: in epoca primordiale il cibo era relativamente scarso e difficile da reperire; i pasti erano consumati saltuariamente; mancavano protezioni efficaci contro il freddo. È chiaro quindi che era un meccanismo evolutivo vantaggioso preferire cibi estremamente calorici, in grado di dare riserve abbondanti di energie a chi li consumava. Insomma, gli individui a cui piaceva la verdura morivano più facilmente. L’aspettativa media di vita, a causa delle malattie e dei pericoli naturali, era molto bassa; quindi gli effetti secondari dei grassi e degli zuccheri, come il colesterolo alto o il diabete senile, non interessavano assolutamente alla grande macchina dell’evoluzione.
Ma questo meccanismo evolutivo, così prezioso un milione di anni fa, nella civiltà attuale provoca conseguenze disastrose sulla salute: obesità, diabete, malattie cardiovascolari.

Per fortuna però l’istinto NON È l’unico meccanismo di sopravvivenza selezionato. In realtà l’uomo, al contrario degli altri animali, non può sopravvivere col puro istinto. Come animale istintivo infatti, l’uomo è talmente poco efficiente che l’evoluzione a un certo punto ha iniziato a preferire individui con i lobi frontali più sviluppati, dotati cioè di maggiori capacità intellettive, il pollice extra ruotato verso l’interno, per poter costruire utensili, e una certa tendenza a camminare in posizione eretta, per poter avere una visione dell’ambiente da una prospettiva diversa che i cugini scimpanzé. L’evoluzione insomma ha cominciato a selezionare individui intelligenti e dotati della necessaria forza di volontà per esercitare la loro intelligenza, anche quando questa era in contrapposizione rispetto all’istinto.

Facciamo insieme un salto nella preistoria, e immagina due gruppi di uomini primitivi, “X” e “Y”: “X” è composto da individui cerebrali e cervellotici, privi di istinto. Ogni loro azione è frutto di una deliberazione cosciente della volontà e dell’intelletto, e quindi ogni stimolo deve essere analizzato a livello superiore per poter organizzare una reazione.
“Y” invece è composto da individui impulsivi e sanguigni, completamente dominati dall’istinto.
I due gruppi a un certo punto, mentre passeggiano sereni per la savana, si imbattono in una tigre coi denti a sciabola.
Il gruppo X ha una vaga percezione del pericolo, basata su precedenti racconti ed esperienze, e così comincia a interrogarsi sul da farsi: cercare di socializzare con la tigre? Mettersi a correre? Stare immobili? Circondarla? Le opinioni divergono, e si decide di riflettere meglio sull’argomento.

Negli uomini del gruppo Y invece succede qualcosa di diverso: hanno paura e il loro sistema limbico (la sede cerebrale degli istinti) manda automaticamente una serie di messaggi al corpo; le pupille si dilatano per far entrare più luce e focalizzare meglio il pericolo nel campo visivo; il battito cardiaco e la respirazione accelerano, permettendo al cuore di pompare più sangue carico di ossigeno nei muscoli periferici e dargli l’energia necessaria ad attaccare o fuggire; il cervello razionale è completamente spento, e dopo una oscillazione di qualche decimo di secondo fra l’istinto di attaccare e quello di correre via, il più fifone si mette a correre in direzione opposta alla tigre, e gli altri lo seguono immediatamente.

Ora, quale dei due gruppi ha più possibilità di sopravvivenza?

Nell’ ovvia risposta sta il segreto del grande potere che l’istinto, con il suo corredo di emozioni e reazioni, ha ancora adesso all’interno dei modelli di comportamento della specie umana. L’istinto è in grado di organizzare rapidamente risposte all’ambiente esterno; risposte che hanno una alta probabilità di successo.

Adesso invece riconsideriamo i nostri due gruppi di ominidi in una situazione diversa. Questa volta sono nel bosco in cerca di cibo e hanno una fame tremenda. A un certo punto, in una radura, trovano un immenso albero di frutti; sono grandi, colorati e succosi. Il gruppo Y non perde tempo e incomincia a mangiare. Il gruppo X invece è perplesso; non sarebbe la prima volta che una tribù si avvelena per golosità. Così i componenti del gruppo X decidono di raccogliere i frutti ma non consumarli fino a quando non saranno sicuri che nessuno del gruppo Y sia stato male per averli mangiati. Per farlo dovranno resistere ancora per un po’ alla fame e all’aspetto succulento dei frutti, nonché ideare un sistema per trasportarli e conservarli intatti fino al momento in cui li mangeranno. Useranno insomma una combinazione di forza di volontà ed intelligenza.

In questo caso, è chiaramente il gruppo X ad avere più possibilità di sopravvivenza.

L’evoluzione, rendendosi conto che nel mondo non c’è una prolungata speranza di sopravvivenza né per il gruppo X né per il gruppo Y, ha fatto una prova con un ominide ibrido XY, in cui le due facoltà di istinto e intelligenza cercano un bilanciamento. Quell’ominide ibrido di prova siamo noi.

E così l’uomo moderno, nell’assecondare le leggi della natura, è sempre in bilico fra istinto e ragione:

“voglio una sigaretta” e “voglio smettere di fumare”
“voglio passare il week end disteso sul divano” e “voglio correre tutte le sere 5 km”
“voglio una porzione tripla di tiramisù” e “voglio dimagrire”

La nostra capacità di essere felici dipende da quanto siamo capaci a gestire questo equilibrio.
Teoricamente, dovremmo farlo abbastanza bene. Ma una serie di motivi ce lo stanno rendendo sempre più difficile ….

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