L'atteggiamento

Come già accennato in articoli precedenti, l’individuo crescendo ed accumulando “esperienze” matura uno dei quattro atteggiamenti, due genitoriali e due ego, che per convenzione e comodità chiameremo: asta, triangolo, ego femmina ed ego maschio, ovviamente secondo il sesso di appartenenza e l’intensità della conflittualità ci saranno le relative differenze.

Mi spiego meglio: ogni persona ha un’esigenza primaria di proiettare all’esterno determinati simboli, questi rappresentano il proprio turbamento base e i turbamenti relativi. Per turbamento base si intende appunto la conflittualità genitoriale e con turbamenti relativi intendo i problemi, disagi, desideri inappagati che si affrontano nella vita di tutti i giorni.

Quindi l’atteggiamento umano possiamo dire che è un insieme di simboli mentali che si formano sin dal primo giorno di nascita e si aggiungo man mano che si prosegue nel cammino di vita. Possiamo dire che: con l’atteggiamento, le persone proiettano all’esterno i loro problemi, i loro disagi, i loro desideri e le loro necessità.

Proprio per questo motivo la Comunicazione Analogica o Emotiva è qualcosa di sconvolgente e se vogliamo pericolosa. Questa in pratica, decodifica il linguaggio dell’inconscio, la parte emotiva dell’individuo, in pratica la parte più importante della mente, quella che prende le decisioni.

L’operatore che ha imparato la Comunicazione Analogica non fa altro che stimolare queste esigenze di proiezione dell’inconscio e divenire lui stesso un simbolo, quindi una fonte di stimolazione che coinvolge. Questo crea nell’interlocutore uno stato di tensione ansiosa e/o emozionale e comunica direttamente con l’inconscio dello stesso.

A questo punto è necessario chiarire il concetto di tensione: tutti quanti noi durante i rapporti quotidiani viviamo delle tensioni e la nostra parte razionale le classifica in rapporto a molteplici variabili. Dal punto di vista dell’inconscio lo stato di tensione è unico, o meglio, per lui non esiste differenza tra sofferenza e piacere. Una tensione ansiosa risulta per l’inconscio piacevole quanto una emozionale perché gli rende comunque quello che noi chiamiamo “servizio analogico”.

Differente è invece per la parte razionale, la quale effettua una netta distinzione tra stato di tensione ansioso (di sofferenza) e stato di tensione emozionale (di piacere). Questa distinzione, atta a definire piacevole o di sofferenza una tensione è relativa a come viene registrata la fonte di stimolazione.

Quindi l’essere umano quando interagisce con l’ambiente non lo fa solo con la parola, ma anche con gesti, postura, segnali di gradimento e/o di rifiuto apparentemente non collegati alla comunicazione verbale. Questi messaggi non verbali possono spesso modificare o addirittura rovesciare il senso delle parole e si rivelano un potente mezzo per gestire il comportamento dell’interlocutore.

Tramite il suo atteggiamento, il soggetto comunica il simbolo della sua conflittualità che rappresenta il suo atteggiamento reale, poi il simbolo penalizzante che secondo la sua tipologia, se genitoriale o ego, rappresenta l’atteggiamento reale del genitore conflittuale o l’atteggiamento ideale dello stesso ed è proprio grazie a quest’ultimo simbolo che l’individuo può essere manipolato.

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