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Sabato, 23 Giugno 2018 11:38

E TU, VUOI POSSEDERE O… DESIDERARE? In evidenza

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I veri doni di Dio oltrepassano la nostra attesa. In realtà, non riceviamo mai ciò che attendiamo: ma di più o di meno. Nell’ordine delle cose superiori, riceviamo il desiderio con l’oggetto, la sete con l’acqua. L’essere amato, dandosi, crea il suo posto nel cuore che ha colmato. Prendiamo coscienza dell’abisso che portiamo in noi nella misura in cui siamo capaci di colmarlo.

I vincoli che mi uniscono a coloro che io amo sono talmente al di sopra (o al di sotto) di me stesso da non sembrar fatti della stessa trama della mia anima. L’amore ci getta al di là o al di qua di noi stessi: non è quasi alla stessa misura della nostra natura. Per questo, senza dubbio, Dio e gli uomini possono amarsi.
-Gustave Thibon-

Le distonie dell’individuo
Noi tutti siamo stati in un luogo dove era garantito il nutrimento necessario, la giusta temperatura ed ogni confort di cui avevamo bisogno. Si, sto parlando del grembo materno, in compagnia del battito del cuore della mamma le nostre esigenze venivano rispettate e appagate in modo completo e non avvertivamo nessuna frustrazione.

Poi un giorno siamo stati portati via da quel paradiso e ci siamo ritrovati improvvisamente a sentire il freddo, le voci, il frastuono, le luci, un mondo nuovo, sconosciuto… questa esperienza l’abbiamo vissuta tutti, la nascita di una nuova vita è sicuramente un evento emozionante, ma poi? Vediamo insieme cosa succede al bambino nei primi giorni di vita, o meglio cosa percepisce e cosa questo comporta.

 

La prima ipotesi
È quella appagante: dopo qualche giorno dalla nascita il bambino, se è stato fortunato, si trova di nuovo a contatto con la sua mamma che lo nutre direttamente con il suo latte e quando è sazio e stanco si abbandona al sonno. Al risveglio si ripete il ciclo e anche il papà si alterna aiutando la mamma tra un bagnetto e un cambio di pannolino. Questo per diversi mesi, ma solo se il bambino è stato fortunato.

Quindi potremmo dedurre che quanto è stato fatto dai genitori ha garantito l’appagamento delle esigenze primarie del bambino e se così non fosse, per cause di forza maggiore, direi che molto probabilmente si è creata la seconda alternativa, quella frustrante.

 

Seconda ipotesi
Quella frustrante: al bambino gli vengono garantiti pasti caldi o meglio scaldati, con latte artificiale e un gradevole riposo con un peluche e carillon di compagnia, sotto la costante osservazione di un moderno baby interfono.

Riceve un bagnetto al giorno con la giusta temperatura, i nonni pronti ad accorrere ad ogni suo richiamo, o peggio la tata.

Il tutto mentre la mamma e il papà sono fuori a produrre il reddito necessario al benestare di tutta la famiglia.

Il piccolo ha sicuramente ricevuto il necessario per sopravvivere, praticamente il minimo sindacale. Ma quello che gli è stato dato non l’ha richiesto e sicuramente non è quello che si aspettava di ricevere.

In pratica gli è stata garantita la sopravvivenza ma di sicuro gli sarà mancato ciò del quale aveva realmente bisogno in maniera naturale.

Ovviamente queste due ipotesi sono degli esempi, la realtà potrebbe sicuramente essere migliore o peggiore, le cose possono cambiare secondo il livello di cultura, religione, luogo geografico, ecc.

Bada bene, non è mia intenzione assumere un atteggiamento accusatorio nei confronti di quei genitori che per ovvi motivi hanno dovuto delegare a terzi l’appagamento delle esigenze del loro bambino, anzi!

Tornando alle esigenze, già nei primi mesi di vita alcune di queste, quali calore, coccole, nutrimento, pulizia, attenzione dei genitori, divertimento, risultano già frustranti in IPO o IPER, cioè poco o troppo appagamento.

Il bimbo crescendo andrà ricercando ciò che gli è mancato e rifiuterà ciò che gli è stato dato quando non richiesto.

L’inconscio, o emotività, è dentro di noi e rimarrà sempre bambino; andrà, continuamente sin dai primi mesi di vita, alla ricerca del motivo e della causa che non gli ha permesso di ottenere ciò che desiderava e che gli spettava di diritto.

Questo processo inconscio del bambino farà sì che sin da subito individuerà il genitore “conflittuale” che sarà il parametro di riferimento in base al proprio sesso di appartenenza.

A questo punto possiamo tirar fuori due informazioni importanti per poter comprendere il motivo che induce l’individuo ormai grande a scegliere come reagire o meno agli stimoli dell’ambiente.

Se le sue esigenze verranno appagate, si coinvolgerà nel desiderio, al contrario invece nel possesso.

In pratica verrà attratto da ciò che gli è stato negato o risultato carente e respingerà ciò che ha avuto senza richiesta o che ha avuto troppo, ovviamente il tutto a livello inconscio.
Gli studi sulla Comunicazione Analogica hanno codificato le persone in due tipologie distoniche definite:

Essere e Avere. Il distonico dell’essere “rende difficile il facile attraverso l’inutile”, il distonico dell’avere “rende troppo facile il difficile attraverso l’utile o l’indispensabile”.

Ti basti sapere che avere ed essere rappresentano due esigenze precostituite dell’emotività. Ambedue sono presenti nella parte inconscia del soggetto, ma vi è in prevalenza una di queste nell’individuo che caratterizzerà la sua tipologia.

Ciò premesso solo al fine di chiarire che è necessario che un individuo equilibrato alterni la promozione di una caratteristica o l’altra in base alle esigenze di vita.

La predominanza di una piuttosto che l’altra pone l’individuo nell’incapacità di sfruttare al meglio le occasioni che gli si presentano, tergiversando su alcune o buttandosi a capofitto su altre.

Riconoscere con consapevolezza il proprio meccanismo distonico può evitarti manipolazioni da parte di chi intende ottenere un proprio tornaconto a tuo discapito.

La tua distonia è la conseguenza di come sono state soddisfatte le tue esigenze in tenera età specie con i tuoi genitori dove hai dovuto giudicare uno di loro come “cattivo”, cioè non in grado di soddisfare a pieno le tue esigenze rispetto l’altro genitore.

 

Essere
Alcune caratteristiche per esempio del distonico dell’essere è la riflessione, tende molto al percorso logico e alla sintesi dialettica e purtroppo privo di senso pratico, non è portato all’azione, al decisionismo, che se così fosse li vivrebbe come eventi penalizzanti che rafforzerebbero la sua insicurezza.

Deve continuamente essere stimolato. Questo non significa che è destinato all’insuccesso, anzi, se potrà e saprà forzare l’indolenza che lo contraddistingue, avrà una vita soddisfacente e di successo. Non si coinvolgerà a persone eccessivamente disponibili, mai!

Tende a desiderare le cose in quanto ha un vincolo al possesso che gli impedisce di possederle, questo lo costringe a vivere un continuo stato di desiderio.

Si riconosce dal fatto che usa molto il verbo essere, mira più alla qualità che alla quantità e impiega diverso tempo per decidere cosa vuole o come ottenerlo.

Nella relazione sociale risulta assumere un comportamento passivo (ruolo down) e usa l’affetto per poter avere sesso, eventuali inefficienze sono auto attributive: “è colpa mia!”.

 

Avere
Caratteristiche invece del distonico dell’avere sono opposte a quello dell’essere, quindi è pronto all’azione, impulsivo, si coinvolge con chi gli facilita il possesso, con chi è molto disponibile.

Al contrario del distonico dell’essere vuole possedere le cose in quanto ha un vincolo al desiderio che gli impedisce di desiderare le cose.

Questo crea la ricerca della quantità a scapito della qualità e crea uno stato di continuo “arraffare”. Si riconosce dal fatto che usa soprattutto il verbo avere e nelle relazioni assume un comportamento attivo (ruolo UP).

È quello che vuole tutto subito e anche di più, dà sesso per avere affetto mentre le inefficienze in questo caso sono etero attributive: “è colpa degli altri”.

Un soggetto assai sensuale, provocante, esuberante, facile al sesso, in realtà da sesso per ricevere dosi effimere di affetto.

 desiderio e possesso

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Pietro Sangiorgio

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