Domenica, 24 Giugno 2018 13:59

Caro Papà...

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Caro papà…
19 marzo 1978, festa del papà, come da tradizione a tavola recitai la poesia che imparai a memoria per te, ricordo che la maestra ci diete la possibilità di sceglierne una tra diverse che lei aveva proposto, tra queste io scelsi proprio quella che con il senno di poi, sembrò una profezia, te la ripropongo di seguito, scelsi “Il padre”, di Pablo Neruda:

Terra dalla superficie incolta e arida
terra senza corsi d'acqua né strade
la mia vita sotto il sole trema e si allunga.

Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla
come nulla poterono le stelle
che mi bruciano gli occhi e le tempie.

Il mal d'amore mi tolse la vista
e nella fonte dolce del mio sogno
una fonte tremante si rifletté.

Poi... chiedi a Dio perché mi dettero
ciò che mi dettero e perché poi
incontrai una solitudine di terra e di cielo.

Guarda, la mia giovinezza fu un candido germoglio
che non si aprì e perde
la sua dolcezza di sangue e vitalità.

Il sole che tramonta e tramonta in eterno
si stancò di baciarla... È l'autunno.
Padre, i tuoi dolci occhi non possono nulla.

Ascolterò nella notte le tue parole:
...figlio, figlio mio ...
E nella notte immensa
resterò con le mie e con le tue piaghe.

Alla fine tu mi guardasti strano e dicesti: bravo, ora mangia. La mamma aveva cucinato gli spaghetti al ragù, io ero seduto come sempre vicino a te e mangiando gli spaghetti ti schizzai il sugo sulla tua camicia bianca.

Tu ti arrabbiasti come se avessi fatto chissà cosa, iniziasti a urlare e a darmi ceffoni come se mi odiassi a morte. Beh da quel giorno non sono più riuscito a mangiare gli spaghetti senza usare un cucchiaio insieme alla forchetta e cosa peggiore, dal quel giorno ho iniziato ad odiarti.

Questo è il mio primo ricordo dell’inizio, ma con le conoscenze che ho ora mi rendo conto che probabilmente, visto la scelta della poesia, ho iniziato a detestarti da prima…

Caro papà io ti perdono… ma non ti assolvo.

Non avrei mai immaginato di scrivere con tanta fatica delle parole che mi girano in testa da tanto, troppo tempo.

Ti perdono per avermi fatto vivere una vita che non ho voluto.
Ti perdono per questo vuoto costante che mi porto dietro.
Ti perdono per avermi negato un’infanzia “normale”.
Ti perdono per avermi fatto crescere in fretta; troppo in fretta...
Ti perdono per essere stato il peggior padre che io abbia mai visto ed essere costretto ad inventarmi l’immagine di un padre ideale.
Ti perdono per non aver mai capito che meravigliosa donna avevi al tuo fianco e nonostante le tue angherie e cattiverie non ti ha mai mandato al diavolo. (non credo in queste cose, ma spero tanto che ora lo incontrerai!).
Ti perdono per avermi ferito, maltrattato, di avermi fatto credere di essere una nullità.
Ti perdono per aver fatto scomparire in me ogni barlume di amore che avrei dovuto avere verso di te.

In questo momento mi sento in colpa perché stai morendo e io… non sento niente. Questo mi fa rabbia! Un figlio dovrebbe adorare suo padre, un figlio dovrebbe essere orgoglioso di suo padre, un figlio dovrebbe amare suo padre.

Tu hai creato questa situazione; con il tuo atteggiamento cattivo ed egoista ha creato in me questa maledetta sindrome bipolare che mi fa pensare solo una cosa… è colpa tua!

Ti perdono, non perché io lo voglia, ma perché è l’unico modo per fare pace con me stesso. Ti perdono ma non riuscirò mai ad assolverti perché i tuoi peccati non si possono assolvere e se esistesse un Dio, non ho alcun dubbio, sarebbe d’accordo con me.

Potrei dire tantissimo sul male che hai fatto a mia madre, a mia sorella, a mio fratello, ma non riesco, ho un vuoto in questo momento, lo stesso vuoto che si ha quando il coinvolgimento emotivo è molto forte, lo stesso vuoto che si ha quando stai di fronte alla donna che ami da morire, non riesci a dire quello che provi e finisci col farti detestare.

Non posso perdonarti il male che hai fatto ai tuoi nipoti, quello spetta a loro. Ma vorrei tanto che avessi capito una cosa; un figlio forse può capire un padre egoista e bastardo, ma cxxxo, un nonno no! Un nonno dovrebbe farti sentire al sicuro, un nonno dovrebbe proteggerti da un padre così.

Quando sono praticamente scappato di casa per andare a fare un lavoro che ho odiato perché mi ha costretto a mentire alle persone che tenevo. Mi sentivo sbagliato, in colpa, triste… non capivo cosa non andava, ero lontano da te ormai, ma era come averti li con me, sentivo costantemente la tua presenza.

Tutte le mie azioni si basavano sull’avere la tua approvazione, che non è mai arrivata. Ho fatto un sacco di errori, tanti, troppi e il fatto che tu sia il responsabile di tutto ciò, non mi rincuora… neanche un po’.

Ad un certo punto nella mia vita è arrivato Andrea, il giorno che è nato è stato il giorno più felice della mia vita, ho pianto dalla felicità e il mondo mi sembrava un posto migliore. Ricordo di aver passato quel giorno a ripetermi delle promesse; di essere diverso da te, fare di mio figlio una persona migliore di me e darei la mia vita per lui senza esitare neanche un secondo.

Perché è vero che per essere padre non esiste un manuale, ma sono convinto che se provi amore per tuo figlio non ne hai bisogno. Non ho mai capito quale fosse il tuo criterio per crescere i figli, ma sappi che di sicuro è sbagliato.

Ormai dovrei comprendere, grazie ai miei studi sul comportamento umano che la responsabilità di come sei stato è purtroppo dei tuoi genitori, ma non ci riesco. Ragionando obiettivamente comprendo che essendo a tua volta irrisolto il tuo atteggiamento è stata una conseguenza, ma non ci riesco, capirti e giustificarti non mi da giustizia.

Posso solo perdonarti, ma non riesco ad assolverti. Purtroppo non credo nella giustizia divina ma sarei disposto a convertirmi pur di sapere che avrai quel che ti spetta.

Quando è morta la mamma ti ho odiato come non mai e non ne vado fiero. Ma ti ritengo responsabile del suo malessere e della sua dipartita. Mi hai negato un padre e alla fine mi hai portato via anche mia madre. Sappi che le poche volte che sono tornato è stato solo perché sono stato costretto dalle circostanze.

E comunque almeno un grazie te lo devo, GRAZIE, per avermi mostrato tutto ciò che non bisogna essere e fare con un figlio. Probabilmente quello che sono oggi, tutto quello che ho imparato e che cerco di tramettere, se ho un meraviglioso rapporto con Andrea, e se tutto quello che faccio per lui non lo ritengo un “sacrificio” è grazie al tuo pessimo esempio.

E solo grazie a te che quando è finito il mio matrimonio ho pensato di farla finita, non riuscivo a stare lontano da Andrea, ma se non avessi provato questa pulsione non avrei mai conosciuto Stefano Benemeglio e non avrei mai capito che in fondo tu non odiavi me, ma solo te stesso.

Nonostante tutto lo devo a te quello che sono oggi ed è per questo motivo che ti perdono ma non ti assolvo, non posso, non è giusto.

Senza amore e con profondo dispiacere, tuo figlio.

Pietro Sangiorgio

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