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Mercoledì, 17 Ottobre 2018 18:48

Le maschere dell’uomo …e le sue ferite In evidenza

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La maggior parte delle persone vivono le loro esperienze a livello logico-razionale e quando queste sono ritenute non conformi dall’istanza logica, a seconda del proprio sistema di credenze o valori, vengono vissute nella non-accettazione, ovvero nel giudizio, nel senso di colpa, nella paura, nel rimpianto o in altre forme di non-accettazione.

Quindi continuano ad attrarre ed essere attratti da circostanze e persone che gli faranno vivere le medesime esperienze. Sino a quando non saranno comprese quindi consapevolizzate ed elaborate saranno vissute in modo sempre più intenso.

Tutti bene o male abbiamo moltissime credenze che ci impediscono di essere ciò che vorremmo essere. E più questi modi di pensare o credenze ci impediscono l’azione più cerchiamo di occultarle e addirittura in alcuni casi siamo convinti che non ci appartengono più ed è così che fanno più danni.

Sigmund Freud diceva: “le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore”. In pratica, puoi anche essere convinto di aver risolto, di essere felice… ma se senti l’esigenza di promuoverlo e ti “agganci” a situazioni e a persone che ti fanno provare le stesse emozioni, significa solo che il disagio principale che le provoca è stato sepolto nel tuo inconscio e alla prima occasione uscirà più incazzato di prima.

Perché non lo capiamo sin da subito? A causa del nostro ego, l’istanza logica. Essa è l’antagonista del nostro inconscio e non a caso il mio carissimo maestro dice “la parte logica afferma ciò che l’inconscio nega”. Farai fatica a crederci ma è esattamente cosi, la maggior parte delle cose che affermiamo a livello logico sono esattamente l’opposto.
Lo so, al momento forse le cose non ti sono molto chiare, quindi ti faccio un esempio:
Conosci una persona, ti senti molto attratto/a da questa persona e razionalmente (in base alle tue credenze e/o valori) sai che questa persona non è adatta a te, che succede? Niente, assolutamente niente, al momento… perché a livello logico non farai niente, anzi forse tenterai anche di allontanarti o cose del genere, ma al tuo inconscio non farà piacere e quindi ti farà sentire delle tensioni (penalizzazione) che metteranno in moto un processo che si chiama infertizzazione e credimi se ti dico che potrà solo peggiorare.

Il punto è che l’inconscio gestisce tutti gli automatismi del tuo corpo e senza che logicamente te ne renda conto ti farà fare azioni, gesti, lapsus, toccarti o toccare l’altro, sentirai pruriti e quant’altro possa essere utile allo scarico tensionale per evitare il corto circuito. E se questa tensione dovesse diventare troppa superando l’indice di tolleranza (che è diverso per ognuno di noi), ci sarà la fuga dove è possibile e dove non è possibile allora si dovrà per forza scaricare la tensione in eccesso e… dipende poi dal contesto, credo che tu possa immaginare, sicuramente ti sarà venuta in mente qualche situazione simile.

Se sei riuscito/a a fuggire hai compresso l’emozione (il pathos in questo caso) dentro di te e questa cercherà sempre di uscire ogni qualvolta ci sarà l’occasione e per occasione non intendo vedere o sentire la persona in oggetto ma qualsiasi oggetto, idea, pensiero, somiglianza con la persona oggetto del tuo desiderio inconscio.

Basta veramente poco per far riemergere quel desiderio creato dall’infertizzazione e far cose all’apparenza intelligenti ma che a lungo termine ci faranno soffrire più della scelta che avremmo potuto fare inizialmente e che ci siamo negati per colpa delle credenze razionali.

E se non sei riuscito/a a fuggire? In questo caso forse le cose stanno anche peggio, dipende molto dalla situazione. Perché se l’istanza emotiva (l’inconscio) ha assaggiato il piatto che le è stato servito e le è piaciuto… ne vorrà ancora e ancora e ancora. Quindi la prima cosa che farà la tua razionalità sarà quella di farti sentire in colpa perché deve soffocare l’esigenza, ma questa crescerà sempre di più e avrai bisogno di scaricare l’ulteriore tensione che si accumula.

Le persone religiose andranno a confessarsi dal prete di turno, altre andranno dall’amico fidato o dallo psicologo e condizionato/a dal senso di colpa non racconteranno proprio tutto ma quello che ritengono necessario al fine di ricevere un giudizio positivo da chi ascolta.

Questo purtroppo non risolve affatto il problema che si espanderà sempre più condizionando le nostre scelte, anche quelle più elementari. Sì, perché lo scopo dell’istanza emotiva è cercare di avere quelle determinate tensioni e pur di averle si accontenta anche dei surrogati.

Quindi ti ritroverai a bere il caffè in quel posto piuttosto che in un altro, frequentare tizio piuttosto che caio, frequentare un locale piuttosto che il solito. La tua istanza emotiva mette in atto strategie per arrivare ad avere quello che vuole e tu potresti esserne completamente ignaro a livello logico.

Come dicevo sopra, l’istanza emotiva si accontenta temporaneamente anche di surrogati, cioè di idee, cose, pensieri o persone che ti fanno sentire quella tale emozione, anche se non è affatto completa. A volte basta incontrare una persona che ha dei piccoli tratti in comune con l’originale; il taglio degli occhi, un neo, la voce, la barba, il modo di vestire o di fare, insomma un piccolo spiraglio verso la felicità.

Potrei fare mille esempi di come la nostra parte razionale ci complica la vita, ma anche di come può rendercela semplice. Lo scopo dell’essere umano è la felicità, che non è altro che un susseguirsi di momenti. Quando risolviamo i nostri turbamenti, comprendiamo a livello logico le nostre emozioni e di conseguenza i nostri momenti sono sempre felici, perfino quelli che non appaiono tali, perché a questi diamo un significato, uno scopo, quello di rendere gli altri momenti felici.

L’essere umano in quanto tale per essere felice dovrebbe accettarsi completamente, con i suoi difetti, i suoi punti di forza e di debolezza, i suoi desideri, la sua personalità. Tutti abbiamo questa necessità. Tuttavia nella nostra infanzia ci rendiamo conto che quando osiamo essere noi stessi la cosa disturba il mondo degli adulti o quello delle persone a noi vicine.

Ne deduciamo che essere naturali non sia una cosa buona, non sia giusto. È una scoperta dolorosa che provoca nel bambino delle crisi, che chiamiamo “infantili e adolescenziali”.

Beh… saranno forse la norma, ma questo non le rende qualcosa di naturale. Un bambino deve agire in modo naturale, che è equilibrato, gli si deve riconoscere il diritto di essere se stesso, solo così non ha crisi del genere.

Con i miei studi sul comportamento umano e perlopiù con lo studio della Psicologia Analogica ho osservato che i bambini passano attraverso quattro fasi: la prima dopo la nascita e nei primissimi anni in cui si forma l’iniziale distonia tra desiderio e possesso e si formano le fondamenta del turbamento base, quello genitoriale. Scopre la gioia d’essere se stesso.

Nella seconda fase scopre il dolore di non poter essere se stesso e qui si consolida il turbamento base con uno dei genitori (o chi li rappresenta). La terza fase rappresenta la ribellione adolescenziale nella quale cerca di avere quello che non ha avuto dal genitore conflittuale (quello che ha generato il turbamento base).
La quarta ed ultima fase è quella che genera l’adulto, il termine dell’adolescenza. Per ridurre il dolore il bambino ormai ragazzo/uomo (oppure ragazza/donna) si rassegna e si crea la sua nuova personalità. Consolida la distonia tra desiderio e possesso e la sua conflittualità (padre, madre o se stesso).

La quarta fase è la più complessa. In questo processo completamente inconsapevole si diventa quello che gli altri vogliono che sia. Alcuni di voi diranno “no! Io non sono diventato quello che volevano gli altri”, ne sei sicuro? Per altri, non intendo solo i genitori, parenti o simili. Per altri intendo il mondo che ti circonda, la società. Che tu sia pro o contro non ha importanza e ora ti spiego perché.

Nella terza e quarta fase ci creiamo delle maschere che rappresentano la nostra immagine ideale, come vorremmo essere visti dagli altri. Servono a proteggerci dalla sofferenza vissuta nella seconda fase. Queste maschere sono cinque e corrispondono alle cinque grandi ferite principali dell’essere umano che sono: RIFIUTO, ABBANDONO, UMILIAZIONE, TRADIMENTO, INGIUSTIZIA.

In base alla ferita prevalente creiamo una maschera atta a nascondere a noi stessi e agli altri il nostro essere (l’atteggiamento reale). Questo purtroppo è come una forma di tradimento verso noi stessi, non siamo più fedeli al nostro vero io, l’inconscio o istanza emotiva. Permettiamo al nostro ego, la razionalità, di prendere le redini della nostra vita. Quindi l’ego, con le sue credenze, i suoi valori e le sue paure gestisce le nostre scelte.

Se non fosse che le credenze acquisite, i valori e quant’altro forma il nostro ego, ci sono stati inculcati dal mondo che ci circonda composto da individui a loro volta irrisolti, più di tutti i nostri genitori. Quindi sei veramente sicuro che non sei diventato quello che volevano gli atri?

Che tu sia un punk o un dirigente bancario, piuttosto che un poliziotto o un ladro, fatti la stessa domanda e datti una sincera risposta dal profondo del tuo cuore.
Nei prossimi articoli ti parlerò delle principali ferite e delle corrispondenti maschere ciascuna di queste è proporzionale al grado della ferita subita. Ogni maschera corrisponde ad una determinata tipologia di persona, con un carattere ben definito, in quanto avrà sviluppato credenze e valori che ne influenzano il comportamento. Ne parlerò in modo approfondito in “Inside and Outside – Libro Secondo – Dentro le tipologie”.

Concludo l’articolo con uno schema ferita – maschera adottata:

Ferita subita -  Maschera
Rifiuto - Fuggitivo
Abbandono - Dipendente
Umiliazione - Masochista
Tradimento - Controllore
Ingiustizia - Rigido

La ferita subita sommata alla distonia e alla conflittualità generano le nostre necessità inconsce che nel 95% dei casi non corrispondono alle nostre necessità logiche razionali. Questo ci crea sofferenza e proprio per questo motivo dovremmo avere come priorità la risoluzione di queste ferite. Far finta che non esistano, ignorarle o peggio nutrirle con dei surrogati, non farà altro che peggiorare la situazione.

 

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1 commento

  • Link al commento marco Giovedì, 18 Ottobre 2018 15:03 inviato da marco

    Come disse Frida Kahlo: Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell'altro.
    Ognuno si porta dietro il peso del suo passato e tale fardello ci frena e ci impedisce di vivere liberamente nel presente, a contatto con la nostra vera natura. Inoltre le negatività del passato, suggestionano le nostre scelte adesso! Il futuro sarebbe semplicemente un altro, se il nostro atteggiamento fosse diverso oggi.
    Il futuro è il prodotto delle nostre scelte proprio oggi!
    E' importante scegliere al meglio tutti i giorni.
    E' importante avere un METODO potente per ristrutturare noi stessi.
    Grazie Pietro!

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