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Venerdì, 14 Ottobre 2016 18:18

Attrarre l’attenzione In evidenza

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Penso che a chiunque sia capitato di voler attrarre l’attenzione di una persona che non conosce oppure di avere a che fare con una persona che parla tanto e sembra non sentire quello hai da dire.

Ci sono diversi modi per attrarre l’attenzione ed essi variano in base alla situazione e il tipo di persona; se questa è una donna oppure un uomo o se in una situazione sociale o lavorativa ed è in parte semplice da attualizzare, appunto in base alla situazione stessa.

Mi spiego meglio, se dovessi trovarmi a una riunione di lavoro e volessi attrarre l’attenzione del capo, avrei bisogno di alcune informazioni di base che posso apprendere ascoltando ed osservando, quindi comprendere i suoi disagi, le sue distonie, tramite il suo atteggiamento capire le sue conflittualità e comportarmi di conseguenza.

In un ambiente sociale è leggermente meno facile, non perché le tecniche non funzionino, perché dobbiamo fare i conti con noi stessi. Le tecniche che insegno nei seminari funzionano con una certezza sconvolgente, il punto è… tu hai le palle per metterle in pratica?
Perché credimi, il vero problema è solo questo, le tecniche di comunicazione sono forse la cosa più semplice da utilizzare, perché sono naturali e istintive come respirare.

In qualsiasi situazione, attrarre l’attenzione della persona che ci interessa è semplicissimo una volta apprese le basi della comunicazione, l’unico ostacolo siamo noi stessi ed è per questo motivo senza rendercene conto permettiamo ad altri di usarle con noi.
Questo è molto importante. Siamo abituati da una vita a usare parole, gesti e abitudini verbali da non renderci conto che spesso sono la causa dei nostri fallimenti sociali o autorealizzativi.

Ti ripetono che sei timido o peggio te lo ripeti tu o peggio ancora, la frase che più mi fa impazzire “non ho il coraggio di…”. Per come la vedo io, attrarre l’attenzione di qualcuno, che sia a lavoro o sia una persona che vorresti conoscere o, semplicemente, sei in un locale e vuoi fare conversazione, non è come affrontare una bestia feroce pronta a staccarti un arto, quindi la prima cosa che ti devi chiedere è: quale è la cosa peggiore che può succedere? Se scopri che la cosa peggiore che può succedere ti lascia comunque in vita… cosa stai aspettando?

Comunque scherzi a parte, io quando ero ragazzo non ero timido… ero io la timidezza e avevo paura della mia ombra. A dieci anni ero in prima media, tutti più grandi di me e non riuscivo a parlare con nessuno, vi lascio immaginare. Per fortuna in terza media avevo già letto qualche libro di Milton Erickson e questo mi cambiò letteralmente la vita.
Quello che sto cercando di dire è che tutto si può imparare, quando ti dicono che sei timido perché è il tuo carattere, sei riservato, sei un tipo chiuso, SONO TUTTE CAZZATE! Semplicemente nessuno ti ha mai insegnato cosa fare, cosa essere, ti hanno inquinato il cervello da piccolo e ora ne subisci le conseguenze.

Chiarito che questa è una cosa che può imparare chiunque, anche il mio nipotino di sei anni, andiamo avanti…
Ovviamente non posso scrivere un intero seminario sulla comunicazione in un articolo, ma posso descriverti degli esempi cosi capirai che se sai come fare, puoi attrarre l’attenzione di chi vuoi quando vuoi.

Al lavoro si parla si discute, si scherza, sicuramente è tutto più facile, persino con le persone che non parlano, ma comunque, ascoltano.
Come già accennato in un precedente articolo alcuni atteggiamenti e parole creano dei veri e propri flash ipnotici.

Se ci troviamo al lavoro, in riunione o in qualsiasi altro contesto che siamo noi a parlare e i nostri colleghi non prestano attenzione, rallentare la velocità del nostro eloquio,  fare delle pause consapevoli e usare dei catturatori (tipo: ti posso dire una cosa?) verso la persona dominante del gruppo (c’è sempre una persona dominante, in tutti i gruppi), in questo caso riuscendo ad attrarre l’attenzione del soggetto dominante, avrai l’attenzione dei suoi colleghi, in un altro articolo vedremo come riconoscere il soggetto dominante.

In un contesto sociale ci potrebbe capitare di volere attirare l’attenzione di qualcuno in un locale, magari al bancone del bar, e se questa persona è da sola e sta bevendo un drink potremmo iniziare una conversazione con il barman (cosa semplicissima), stare attenti alle sue reazioni e poi rivolgergli la giusta domanda o renderla partecipe indirettamente alla nostra conversazione.

Come? Facciamo un esempio:
Una sera dopo cena esco per bere un caffè, entro in bar del centro, mi reco al bancone (difficilmente vado ai tavoli quando sono da solo), ordino al barman il caffè e noto di fianco a me in piedi una bella ragazza da sola a bere una birra. Era chiaramente pensierosa perché mentre beveva, guardava con lo sguardo perso le bottiglie sullo scaffale, uno di quelli con le mensole in vetro per appoggiare le bottiglie e il fondo a specchio, stando appoggiati al bancone ci si può tranquillamente specchiare. Inizio a chiacchierare con il barman e osservavo tramite lo specchio le sue reazioni… per i primi cinque minuti niente. Dal bancone guardando a sinistra c’è una grande vetrata che dà sulla strada e oltre la vetrata vedo una mia conoscenza che porta a passeggio il suo cane, cosi dico al barman: “scusa, ma quello non è G.?” E lui: “Sì, la moglie lo obbliga tutte le sere a portare il cagnolino a spasso”, in quel momento vedo tramite lo specchio dello scaffale la ragazza che si mordicchia il labbro inferiore e si passa la mano tra i capelli, quindi mi giro verso di lei e gli dico: “Io adoro i cagnolini così, sono un amore”, lei mentre accenna un sorriso, si passa leggermente la lingua sul labbro, ancora quello inferiore, e dice: “Sì, piacciono molto anche a me” e io senza perdermi d’animo, le dico che mi piacerebbe molto averne uno e mi dispiacerebbe lasciarlo solo, faccio un lavoro difficile e rimango fuori tutto il giorno, purtroppo non potrei occuparmene come vorrei. Lei mi chiede che lavoro faccio e io le rispondo che potrei anche dirglielo, ma poi dovrei ucciderla, lei ride e io distolgo la sua attenzione dal voler sapere ancora del mio lavoro, con una storia tipo che la mia nipotina ha un pechinese bianco femmina, che è molto adorabile ecc. ecc.
Siamo stati a chiacchierare circa sino alle due di notte, ci siamo scambiati i numeri e ci siamo frequentati per qualche settimana.

Potrei farvi tanti esempi, ma la cosa importante è che se ci riesco io a comunicare in modo efficace, può farlo chiunque lo desideri, basta un po’ di impegno iniziale dopodiché diventa tutto semplice, è come andare in bicicletta, impari una volta e lo sai fare per sempre, quando sali in sella non devi più pensare di pedalare e stare in equilibrio, lo fai e basta.

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Pietro Sangiorgio

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