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Domenica, 15 Gennaio 2017 17:49

Qual'è il tuo problema?

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Sui problemi piccoli e grandi della vita sono stati scritti libri e persino girati film e rappresentazioni teatrali. È quindi riduttivo basarsi solo su ciò che scriverò in questo breve articolo; cercherò di essere essenziale, di fornire il quadro e di dare spunti di riflessione

Una vita senza problemi apparentemente potrebbe sembrare migliore, in realtà sarebbe una vita piatta. I problemi devono sussistere e le aspettative anche, come l’esigenza di vincere, altrimenti l’uomo non sa di cosa godere.

Il problema nasce quando il problema diventa troppo grosso, ossia quando quel qualcosa che ci ha sollecitato il desiderio non può essere posseduta, oppure quando quel qualcosa la possediamo e non la desideriamo ed è qui che nasce il problema.

In questo caso è un problema serio, ossia un problema che ci dà sofferenza. Infatti l’uomo non cerca la soluzione a tutti i sui problemi ma ad alcuni problemi, questo è importante da comprendere, perché continuerai a soffrire anche dopo aver frequentato i nostri corsi… solo che soffrirai meno.

Questo è l’obbiettivo che ti devi prefissare, perché spesso la sofferenza è anche desiderio, conquista, senso di potenza sotto certi aspetti e quindi ne vale la pena, e vengo a citare la famosa espressione di Enrico di Navarra “Parigi val bene una messa”. L’importante è che questa messa sia poi alla fine realizzata, che possa darci un appagamento, un godimento, un piacere insomma! Non una sofferenza, perché altrimenti diventa problema.

E qui distinguiamo immediatamente i problemi in due classificazioni:

 

  • PROBLEMI DI TIPO CONSERVATIVO
  • PROBLEMI DI TIPO SINTOMATICO

 

Problemi di tipo conservativo sono quelli che ci tornano utili, ossia pur vivendo un pathos nei confronti di questo problema in fin dei conti ci stiamo bene e non sta bene solo al nostro inconscio, sta bene anche alla nostra parte logica quindi in pratica crea quell’intercapedine, quella differenza tra ciò che noi desideriamo essere e ciò che realmente siamo, o ciò che noi desideriamo possedere e ciò che realmente possediamo. In fin dei conti ci fa piacere, crea quel pathos che nella vita ci dà la spinta ad agire.

L’uomo non farebbe nulla per risolvere un problema conservativo, ci convive e se qualcuno si offrisse per risolverci un problema conservativo, l’uomo rifiuta, dice “no grazie, lo risolvo da solo”.

I problemi sintomatici invece, riguardano tutta quella serie di problematiche in cui ci troviamo completamente dissociati, ossia la nostra parte logica è disposta a fare qualsiasi cosa per risolvere il problema che la distrugge e ci fa soffrire ed è questa la vera sofferenza, quindi dobbiamo assolutamente risolverlo.

A definire se un problema è di tipo conservativo o sintomatico è la nostra parte logica, in funzione della sofferenza che vive.

Quindi, sì ai problemi che conteniamo, che ci fanno piacere, che ci stimolano così alla conquista, alla soluzione e ci spronano alla vita, che ci creano lo stesso del pathos, ma piacevole.

No invece ai problemi di tipo sintomatico, ossia problemi in cui la nostra parte logica farebbe il possibile per risolverli.

Attraverso i nostri corsi insegniamo non solo a comprendere la potenza e l’efficacia della Psicologia Analogica per mezzo delle tecniche di Comunicazione Non Verbale e di Comunicazione Simbolica, non solo ad utilizzarle nella vita quotidiana, ma anche ad interagire con noi stessi, per riformulare quell’armonia tra la nostra parte logica e l’inconscio, affinché l’augurio possa essere il seguente; sì problemi nella vita, ma tutti problemi di tipo conservativo e nessun problema di tipo sintomatico.

L’intento è quello di diventare individui che non vivano nessuna conflittualità tra la parte logica e l’inconscio, per cui che non abbiano nessun problema di tipo sintomatico, che si presentino in modo indivisibile nei confronti dei problemi conservativi della vita e non trasmutino nessun problema conservativo in problema sintomatico.

Eh sì… ho scritto e non per errore trasmutare nessun problema conservativo in sintomatico, perché la traslazione di un problema conservativo a problema sintomatico dipende solo ed esclusivamente da noi, non dalla fonte esterna che lo ha determinato, ma da noi stessi e non dalla nostra parte logica come si potrebbe presumere, ma bensì dal nostro inconscio, che quasi come un partner in conflitto con la sua compagna, si ribella alla nostra parte logica e di conseguenza va ad amplificare il problema e l’amplifica secondo le sue esigenze.

Ed ecco che a questo punto l’amplificazione di un problema conservativo crea una certa quantità di tensione emotiva che va a disturbare la nostra parte logica che necessariamente deve trovare delle soluzioni e quindi riportare il problema a conservativo.

Il punto critico nell’individuo nasce proprio nel momento in cui la parte logica deve ridimensionare il problema, perché non ha gli strumenti per poter gestire la riduzione di un problema, non ha nessuna cultura di base per riuscire e allora inizia ad urlare il suo dolore, la sua sofferenza, cerca delle soluzioni rapide, “più il dente fa male, più vuoi che si tolga immediatamente”.

In questa fase si può divenire instabili emotivamente, psicologicamente ed estremamente bisognosi e qui se una persona ti dice che vende “riso consacrato che ti protegge dagli influssi negativi” ecco che tu lo ordini, illudendoti che risolvi il tuo problema. Vedi anche chi va da maghi, cartomanti, compra talismani, amuleti, ecc.

La Comunicazione Analogica intesa come disciplina della Psicologia Analogica parla direttamente al cuore dell’individuo e non ai suoi recettori logici, quindi lo si può far stare meglio, coinvolgerlo, sedurlo.
E allora, parafrasando le scritture di un famoso libro sacro “coloro che sapranno parlare al cuore, avranno un posto speciale nel regno dei cieli ”.

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