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Mercoledì, 10 Gennaio 2018 21:56

La Storia dell'Ipnosi

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L'ipnosi (non ancora chiamata con questo nome), era già conosciuta e praticata in molte civiltà antiche; per noi tuttavia la sua storia è cominciata solo nel XVIII secolo con Franz Anton Mesmer, un medico austriaco a cui si deve il concetto di 'magnetismo animale'.

La teoria del magnetismo animale sosteneva l'esistenza in ogni organismo di un fluido magnetico, dotato di particolari proprietà. Mesmer attaccava dei magneti allo stomaco e agli arti inferiori dei suoi pazienti, per provocare una 'marea artificiale', dopo aver fatto loro ingerire un liquido contenente ferro. Essi dicevano di avvertire la sensazione del fluido che scorreva nel loro corpo; dopo di che i loro sintomi scomparivano, almeno per un certo tempo.

Quando il numero dei suoi pazienti divenne cospicuo, egli mise a punto un trattamento di gruppo, utilizzando una grande tinozza in cui erano immerse delle sbarre di metallo: i pazienti si attaccavano alle sbarre e sperimentavano anch'essi la scomparsa dei sintomi.

Nel 1784 il re di Francia nominò due commissioni, che dovevano studiare il magnetismo animale, per appurare se Mesmer avesse scoperto un nuovo fluido magnetico. Entrambe arrivarono alla conclusione che non c'erano prove dell'esistenza fisica di un simile fluido. Gli effetti terapeutici furono attribuiti all'immaginazione, alla suggestione e all'imitazione. Mesmer fu decisamente screditato e quando morì era un uomo distrutto.

Nel 1819 un prete portoghese, l'abate José de Faria, concluse che il fenomeno del magnetismo animale era dovuto soprattutto all'impressionabilità fisica della persona che veniva magnetizzata, non al fluido magnetico o alla persona che effettuava la magnetizzazione. Egli fu il primo a utilizzare suggestioni dirette a scopo sperimentale o terapeutico e ciò gli valse la nomina a docente di filosofia all'Accademia di Marsiglia.

Nel 1837 il medico e chirurgo inglese John Elliotson pubblicò un articolo, che descriveva l'uso da lui fatto del sonno magnetico come anestesia per effettuare interventi chirurgici. Malgrado che a quel tempo le conoscenze mediche non offrissero niente di meglio che un'intossicazione da alcol per attenuare la sensibilità al dolore durante gli interventi, i colleghi di Elliotson si opposero al suo uso del mesmerismo ed egli fu dimesso dal suo posto di professore all'University College Hospital di Londra.

All'inizio del 1840 un altro chirurgo inglese, il dottor Ward, amputò la gamba a un paziente, mentre questi era immerso in una trance mesmerica, e l'operazione fu un successo. Il paziente firmò una dichiarazione, in cui affermava di non aver sentito dolore, ma quando Ward la presentò alla Royal Medical and Chirurgical Society inglese, questa si rifiutò di credergli, sostenendo che il paziente doveva aver mentito. Aggiunse anzi che, se la cosa fosse stata vera, sarebbe stata immorale, perché il dolore "è un saggio provvedimento della natura e i pazienti dovrebbero saperlo sopportare mentre i loro chirurghi li operano".

Nel 1843 il medico inglese James Braid diede al fenomeno un nuovo nome, "ipnosi", dalla parola greca hypnos (sonno), e si deve a lui se l'ipnosi fu maggiormente accettata in Inghilterra. Egli era convinto, come l'abate Faria, che erano le facoltà del paziente, più di quelle dell'ipnotista, a determinare il successo dell'ipnosi.

A partire dal 1852 un chirurgo scozzese, James Esdaile, aveva effettuato migliaia di interventi leggeri e circa trecento operazioni importanti in India, usando solo l'ipnosi come anestetico. Tuttavia le riviste più accreditate del tempo si dimostrarono piuttosto ostili nei suoi confronti.

Dopo la scoperta dell'anestesia chimica, l'uso dell'ipnosi fu abbandonato per molti anni. L'interesse verso di essa si risvegliò nuovamente verso la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, allorché due gruppi di ricercatori francesi cominciarono a osteggiarla apertamente. Uno di essi era diretto dal neurologo francese Jean Charcot, che insegnava alla Salpetrière a Parigi, e dal suo allievo Pierre Janet, (te ne parlerò tra qualche riga) che considerava l'ipnosi come uno stato patologico molto vicino all'isterismo; l'altro gruppo era la Scuola di Nancy, diretta da Hippolyte Bernheim e Auguste Liebeault, due medici che sostenevano che l'ipnosi non era sintomo di perturbazione psicologica, ma effetto della suggestione.

Un altro punto a svantaggio dell'ipnosi fu messo a segno da Sigmund Freud (la cui notorietà non richiede commenti), che, pur avendone fatto ampio uso, l'abbandonò in favore delle tecniche della libera associazione. Egli riteneva che l'applicazione avesse applicazioni limitate, che non portasse alla luce le resistenze del paziente e che creasse dei problemi nel rapporto con lui.

Tuttavia non abbandonò del tutto né l'ipnosi, né le idee basate su di essa. Anzi, giunse a dire che, se la psicoterapia doveva in futuro essere alla portata di tutti così come lo erano le altre forme di cure mediche, gli analisti avrebbero dovuto modificare le loro tecniche ritornando agli esperimenti con l'ipnosi. Tuttavia, il fatto che egli fosse passato a un nuovo metodo di trattamento riportò l'uso clinico dell'ipnosi alla situazione di cinquanta o sessant'anni prima.

Solo negli ultimi decenni l'ipnosi ha finalmente conquistato un credito in medicina e in odontoiatria. La ricerca scientifica sull'argomento ha avuto inizio nel 1933 con la pubblicazione dell'opera dello psicologo americano Clark Hull e da allora è continuata ininterrottamente.

Charles Richet, nel 1975, in opposizione all’opinione di alcuni “studiosi” che consideravano lo stato ipnotico una simulazione, asserì che il sonno ipnotico è uno stato fisiologico normale in cui spesso l’intelligenza viene esaltata.

Il neurologo Jean Charcot (citato prima), nell’Ospedale della Salptrière, condusse, a cavallo degli anni 1878 - 1882, importanti studi, per altro non esenti da errori anche grossolani, sull’isteria ed il sonno ipnotico. Egli sostenne che l’ipnosi è una condizione patologica inducibile esclusivamente in soggetti isterici, che le donne si possono ipnotizzare più facilmente degli uomini e che sia i fenomeni ipnotici che le manifestazioni isteriche possono essere influenzati dalle calamite e dai metalli in genere. Egli accettò la tesi “neurologica” del Braid, secondo cui lo stato ipnotico si può indurre facendo ricorso a mezzi puramente meccanici, ma ne trascurò le successive importanti scoperte sull’influenza delle aspettative e della suggestionabilità del soggetto.

Secondo Charcot l’ipnosi si manifesta sotto forma di tre possibili stati, distinti e successivi: catalessi, letargia e sonnambulismo indotto. Questa tesi si dimostra in seguito parzialmente errata, ma rimane tuttavia il primo tentativo di suddividere il fenomeno in fasi distinte e caratterizzate da manifestazioni di crescente potenza.

L’Università di Nancy, di cui furono principali esponenti i professori Bernheim e Liébeault, adottò un indirizzo del tutto diverso. Secondo la Scuola di Nancy, la suggestione verbale poteva avere notevole efficacia terapeutica in un gran numero di casi; tuttavia, sebbene riconoscesse che le suggestioni vengono particolarmente rafforzate dallo stato ipnotico del paziente, non riteneva questo essenziale ai fini terapeutici. Conclusione questa in netto contrasto con le accertate possibilità dell’ipnosi in quanto tale, come ad esempio l’eliminazione del dolore, che non richiede specifiche suggestioni verbali per realizzarsi.

Pierre Janet, allievo di Charcot, utilizzò l’ipnosi come strumento di ricerca psicologica in senso lato. Egli considerò lo stato ipnotico indotto artificialmente una condizione di “dissociazione”, per cui una parte della mente funziona indipendentemente dal resto; è quindi possibile far si che il paziente sotto ipnosi ricordi fatti e circostanze, per lo più di natura traumatica e dolorosa, di cui non è cosciente allo stato di veglia.

Sigmund Freud, studiò sia alla Salptrière, sotto la guida di Charcot ed in collaborazione con Janet, sia a Nancy sotto Bernheim; egli, inizialmente, si servì dell’ipnosi per la cura dell’isteria. Tuttavia, in considerazione del fatto che la suscettibilità all’ipnosi variava molto da un individuo all’altro e che, in particolare, i sofferenti di vere e proprie malattie mentali risultavano per lo più non ipnotizzabili, fu indotto successivamente ad abbandonare l’ipnosi e sviluppare la tecnica alternativa della psicanalisi, nella quale il terapeuta si limita ad ascoltare ed interpretare quanto il paziente dice o non dice.

Da questa rapida e necessariamente incompleta rassegna, emergono i diversi e contrastanti punti di vista dai quali fu considerata l’ipnosi nel corso di vari secoli e dai quali la nostra concezione e le nostre tecniche si differenziano, a loro volta per molteplici aspetti.

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